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azione performativa
2013

IL PROGETTO

Il lavoro nasce dalla riflessione sul rapporto tra fruitore e opera d’Arte contemporanea. La Biennale di Venezia, complice la città in cui essa si svolge, ha sempre rappresentato per me uno spazio carico di significati. Simbolicamente incarna il santuario in cui lo spettatore-pellegrino ha la possibilità di dialogare con l’Arte di oggi. E’ uno dei luoghi in cui, passeggiando tra i padiglioni, si ha la possibilità di celebrare consacrazioni di giganti e battesimi di astri nascenti. Rappresenta per me un momento di confronto diretto con opere così giovani da non avere ancora significati pienamente codificati. E’ un luogo in cui concedo alla testa del tempo senza nozionismi ma aperto alla stimolazione compulsiva.

Abbandonare in uno spazio espositivo è il giocare ad essere l’ospite che non ti aspetti, calcare la scena nella parte dell’inopportuno, dell’impertinente. E’ il mio modo di consumare questa esperienza non più da spettatrice passiva ma da consumatrice attiva dell’evento.

50 quadretti 10 cm x 15 esposti a forma di Venezia su fondo nero.
Esposizione dei cinquanta doni d’Arte prima dell’abbandono durante la collettiva EC0.2

I doni d’Arte ideati per questa occasione rappresentano cinquanta piccoli diorami, ognuno rappresenta una sorta di padiglione in miniatura in cui si consuma il rapporto etereo tra l’osservatore e la tela colorata che è allegoria dell’Arte contemporanea. Trovo interessante il ribaltamento delle dimensioni tra lo spettatore reale che osserva e la rappresentazione di sé stesso nel lavoro. E’ proprio in quell’aria che intercorre tra lo sguardo dell’osservatore rapito e la superficie vibrante dell’opera che si respira l’estasi artistica.
Tranne che per i collezionisti, l’Arte prevede un rapporto platonico: essa inebria ma non può essere toccata, avvicinata, profanata.  Nei doni d’Arte, invece, lo spazio spettatore-opera viene annullato: li si può possedere oltrepassando il limite universale di qualsiasi esposizione: “non toccare”.

L’ABBANDONO

I doni d’Arte non sono mai stati lasciati tra altre opere ma sempre nelle intercapedini di passaggio.
La morfologia dei Giardini della Biennale prevede che si passi e ripassi più volte dal medesimo punto. Nessun dono abbandonato è stato ritrovato nel passaggio successivo. E’ stato interessante percepire la predisposizione dei visitatori alla mia azione performativa. Ho l’illusione di aver affidato i doni a mani che hanno dimestichezza con i linguaggi del contemporaneo e forse in grado di tornare a stupirsi dell’arte anche grazie al mio lavoro.

Solo un pubblico consapevole sarà in grado di percepire il valore del momento in cui guardare si trasforma in vedere e la visione diventa esperienza: va in scena il rapporto d’amore tra spettatore ed opera d’arte.
In un gioco di rispecchiamenti lo spettatore si trova ad osservare una rappresentazione di sé stesso, prendendo coscienza del valore dell’azione che compie; il ritrovamento delle opere, abbandonate all’interno dell’Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia darà vita ad un rapporto nuovo ed emozionale tra colui che trova e l’opera d’arte.

a cura di Erica Capozza redatto in occasione dell’esposizione EC0.2 organizzata da Caravaggio Contemporanea.

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